Sotto le Vele di Scampia si fa la storia: così il rap diventa un modello virtuoso

Sul palco di «Red Bull 64 bars live» i big e il padrone di casa Geolier: «Un segnale per i giovani»

NAPOLI. Nuje vulimm’ na speranza, cantano Ntò e Lucariello nella sigla di Gomorra. Ma Scampia non è Gomorra. «Non è un circo dove venire a farsi le foto», dice la gente del quartiere. I ragazzini «si scocciano» anche solo a pensare al futuro, ma per molti la speranza di un domani lontano dalla strada è appesa al rap. E proprio il rap nella sua essenza più pura, sotto forma di 64 barre – beat e strofe senza fronzoli e ritornelli – risuona a Napoli, in piazza Ciro Esposito. Ernia, Fabri Fibra, Geolier, Guè, Madame, Marracash e dj TY1 – per la prima volta tutti insieme – danno vita a un concerto epico: il Red Bull 64 bars live. A pochi passi dalle Vele, oltre ottomila ragazzi si accalcano sotto al palco per vederli. Tanti altri si affacciano alle finestre dei palazzoni attorno. L’atmosfera di festa è unica. «L’evento ha dato lavoro alle persone di qua. È la prova che luoghi che sono stati abbandonati possono rivivere»,dice TY1.

Tra il pubblico in parecchi fanno musica e sognano un giorno di stare al posto dei loro idoli: «Geolier è cresciuto a Scampia, e ce l’ha fatta. Perché non potremmo riuscirci anche noi?». Il rapper di Secondigliano, che in zona è considerato un re, gioca in casa: «I giovani non ascoltano i genitori, ascoltano noi rapper. Il rap può aiutarli ed educarli. Per loro vedere Marra e Fibra esibirsi nel quartiere è un segnale incredibile». Il messaggio «è esserci», dice Guè, essere sul palco di Scampia. In uno stadio o in un palazzetto non sarebbe stato lo stesso. Qui Marracash ha visto nascere il primo studio dei Co’Sang, che era proprio di fronte alle Vele: «In Italia, negli ultimi quindici anni, il rap è stato protagonista di una rivoluzione culturale. Ha dato ai ragazzi nuovi modelli a cui aspirarsi, che non fossero solo il calciatore e la velina. Ha creato degli esempi virtuosi». E non solo. Perché la musica è così potente, da diventare un’àncora di salvezza. Su questo Madame non ha dubbi: «Dà fiducia a chi si trova in situazioni difficili, è una spinta». E, parola di Fibra, «non importa da dove vieni, conta avere passione ed essere determinato».

La «cazzimma» di certo non manca a Ernia, che apre il duro gioco delle rime con i freestyle della saga Lewandowski. Con Vero e Superclassico la piazza s’infiamma. Le 64 barre di Madame sono un manifesto anti-censura: «Se volevo dire quello che va bene a voi, davo i voti alla santa clausura». Dopo L’Eccezione e Voce, la rapper canta Marea, la «sua canzone preferita».

Fibra è impeccabile, come sempre. Forse in Italia davvero qualche quindicenne che lo ascolta si domanda «chi è? Perché non sente dire eskere e gang», ma quando Fabri rappa non ce n’è per nessuno: la sua tecnica è insuperabile. La mitragliata di strofe si allenta soltanto sulle note di Propaganda e Stelle, quando tocca a Davide Petrella e Maurizio Carucci (protagonista di uno scivolone, per fortuna senza danni). Guè «smazza flow come Boston George» e manda il pubblico in delirio con Squalo e Il ragazzo d’oro. Le 64 barre di Marracash più che Di paura, sono da paura. La fiumana di giovani esplode in un boato non appena sente quel «pa-pa-pa-pa-pa-pa,pa-pa-pa-partito da zero cash, dalle scalette alla prima alla Scala». Ma è soltanto quando Geolier urla «Napule», che lo show arriva al culmine, con Capo, Narcos e Top Boy.

Il dj set di TY1 omaggia una città colorata e ricca di contaminazioni. Il suo remix, con uno sguardo al passato e uno al futuro, mescola Int’o rione dei Co’Sang e Partenope di Liberato. In chiusura la staffetta dei duetti con ∞ Love, Non me ne frega un cazzo, Creatur e Blitz. Nella sigla finale, P Secondigliano, Geolier ci mette tutto se stesso: «Guagliò, non potevo non farla». E int’o rione i ragazzi saltano insieme al «fratm» che ce l’ha fatta.